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Roger Fenton: il primo fotografo di guerra

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Nei primi anni della sua storia l’entusiasmo suscitato dalla fotografia nel pubblico e negli stessi fotografi era naturalmente dovuto alla possibilità di ottenere dei ritratti di perfetta somigliaza (soprattutto con la tecnica della dagherrotipia): pochi vedevano la fotografia come possibile espressione artistica. Questi pochi scelsero ben presto di realizzare le loro opere non con il dagherrotipo, troppo contrastato, ma il calotipo, più morbido e grafico. Uno dei più abili tra i primi fotografi interessanti dal lato artistico fu l’inglese Roger Fenton (1819-1869).

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Roger Fenton autoritratto

Fenton, figlio di un ricco industriale e banchiere del Lancashire, da giovane aveva studiato a Parigi nell’atelier di Paul Delaroche tra il 1841 e il 1851, dove conobbe il fotografo Gustave Le Gray che anch’egli collaborava con Delaroche. Probabilmente fu lì che imparò i procedimenti del dagherrotipo e del calotipo al quale ultimo si dedicò quando tornò a Londra. Con un gruppo di altri fotografi fondò, nel 1847, il Photographic Club, i cui interessi riflettavano la convinzione che la fotografia potesse essere anche un mezzo di espressione artistica. Inizialmente Fenton di dedicò al paesaggio e alla natura morta, secondo la moda del tempo. Presto, comunque, divenne famoso in un altro campo: l’architettura.

Nel 1852 andò in Russia con un amico e visitò Kijev, San Pietroburgo (Leningrado) e Mosca. Le fotografie che scattò in questo viaggio, eseguite con il procedimento del negativo paraffinato di Gustave le Gray’s, furono tra le più belle che egli avesse mai fatto. Subito dopo il suo ritorno a Londra alcune di queste fotografie furono esposte a una mostra fotografica alla Royal Society of Arts e la reputazione di Fenton come fotografo fu subito assicurata. L’anno seguente Fenton fu eletto segretario della Photographic Society; appena sorta, e nel 1854 diventò direttore della sezione fotografica del British Museum. Tra gli ammiratori della sua arte ci fu anche la famiglia reale e, nel 1854, Fenton ebbe l’incarico di fotografare i figli della regina: realizzò una serie di quadri di costume che però la regina Vittoria, sebbene le piacessero moltissimo, li giudicò troppo intimi per essere pubblicati.

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Regina Vittoria,1854 Roger Fenton

Fenton aiutò anche il principe Alberto ad allestire una camera oscura al castello di Windsor e fu per suggerimento della famiglia reale che si recò l’anno seguente in Crimea per fare fotografie di guerra ivi in corso, che fu così la prima documentata fotograficamente. A differenza dai servizi giornalistici attuali, però, il cui intento é quello di mettere in evidenza gli orrori e le crudeltà della guerra, le foto di Fenton, curate e ricche di atmosfera come sono, tendono piuttosto a illustrare la guerra come un gioco eccitante senza sottolinearne l’aspetto mortale: almeno così sembrerebbe dalle espressioni dei volti, decisamente marziali, degli ufficiali inglesi immortalati dall’obiettivo di Fenton. Quando Fenton si recò in Crimea, nel 1855; la condotta delle operazioni era già ferocemente criticata in Inghilterra. L’inviato del times, W.Russel, aveva reso di pubblico dominio che le pessime condizioni di vita, le malattie e la straordinaria incompetenza dei comandi avevano decimato e reso inefficiente l’esercito decimato molto di più di quanto avesse potuto fare il nemico.

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William H. Russell, giornalista corrispondente del Times

Il governo inglese, in seguito alle proteste sollevate dalle rivelazioni di Russel, cadde in minoranza. Quando Fenton lasciò l’inghilterra per la Crimea, il governo dimissionario e il principe Alberto gli fornirono ben volentieri delle lettere di presentazione, ma in cambio preteso da lui una documentazione fotografica della guerra che fosse il più possibile a loro favorevole. In pratica Fenton si lasciò imporre dal governo inglese un “punto vista”, a cui rimase fedele evitando di annotare situazioni troppo drammatiche e brutali. Il reportage di Fenton sulla guerra di Crimea fu quindi il primo tentativo di mistificazione della verità operato per mezzo della fotografia ma, oltre a scopi di propaganda politica, ebbe anche degli scopi giornalistici commerciali e fu da un editore di Manchester, T Agnew.

L’arrivo di Fenton a Balaklava, l’8 marzo 1855, suscitò molto interesse: non poteva del resto passare inosservato visto che si era dovuto attrezzare con tutto il necessario, a partire da un carro da vinaio che aveva adattato come a camera oscura. Fenton portava con sé numerose casse dei prodotti chimici necessari per il processo al collodio umido, cinque macchine fotografiche per ritratti e paesaggi e 700 lastre di vetro di varia misura. Si era fatto inoltre accompagnare da due assistenti. Fenton lavorò tra mille difficoltà. Il suo carro, contrassegnato dalla vistosa scritta “carro fotografico”, si rivelò un ottimo bersaglio per i fucili russi e spesso egli stesso ne uscì illeso per pura fortuna.

L’artista. Marcus Sparling, seduto sul carro fotografico di Roger Fenton.

Altri problemi erano causati dalla forte luminosità e dall’alta temperatura, tanto che fu costretto a lavorare solo di mattina presto, dalle 5 alle 10. Fenton fu anche costretto a tenere una guardia presso il suo carro e la sua tenda perché perché era infastidito da scocciatori e a volte alcuni ufficiali e soldati insistevano troppo per essere fotografati. C’erano poi nugoli di noiosissime mosche che infestavano il campo: in un rapporto alla Royal Photographic Society, Fenton scrisse: “per preparare una lastra, la prima cosa da fare è combattere con le mosche per poter entrare in possesso della camera oscura”.

Anche se le 360 lastre che riportò in inghilterra erano costituite soprattutto da ritratti e paeseggi, Fenton non rimase però insensibile ali orrori che vide attorno a sé e ne sono testimonianza le lettere indirizzate alla moglie e all’editore nelle quali descrisse lo squallore e le sofferenze della guerra: Tuttavia una sola fotografia di Fenton rivela la brutalità del conflitto: quella di un campo pieno di palle da cannone, al termine di una battaglia nella “Valle dell’ombra della morte”

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Roger Fenton, la valle dell’ombra della morte. Strada sterrata con palle di cannone sparse. Una delle foto più famose della campagna di Crimea. 1855

Al ritorno dalla Crimea, nel 1855, Fenton si dedicò di nuovo ai suoi temi favoriti di paesaggistica e architettura. Viaggiò a lungo attraverso lo Yorkshire, la Scozia, il Galles e le foto che ne riportò testimoniano ulteriormente la sua straordinaria sensibilità.

Roger Fenton, vestito in uniforme Zuava, con un fucile.

Proprio quando la sua fama era al culmine, Fenton decise di abbandonare l’attività fotografica e nel 1862 mise all’asta tutta la sua attrezzatura e le sue foto: le ragioni non sono molto chiare, ma sembra che sia stato deluso dalla commercializzazione della fotografia e probabilmente da problemi di carattere tecnico (molto spesso le sue opere si sbiadivano al punto di andare perdute).

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