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Louis Jacques Mandè Daguerre

primo dagherrotipo- fotografia


primo dagherrotipo- fotografia
Il primo dagherrotipo realizzato da Louis Daguerre. Viale di Parigi ripreso nel 1839, risulta deserto perchè la lunghissima esposizione non permetteva allo strato sensibile d’impressionare tutto quello che era in movimento. L’uomo che si sta facendo lustrare le scarpe era invece fermo e fu così la prima persona della storia ad essere fotografata.

Louis Jacques Mandè Daguerre (1787-1851) realizzo le sue prime lastre fotografiche, dette dagherrotipi, dopo anni di ricerche e fortunate coincidenze. Nel 1822 aveva inventato un nuovo tipo di spettacolo, il “diorama”: illuminando anteriormente e posteriormente con giochi di luce e di ombre zone diverse di scene dipinte su due lati di uno schermo traslucido di tela, riusciva a creare in esso curiosi effetti, quali il passaggio della luce diurna a quella notturna. Per ottenere una prospettiva corretta e un’illuminazione realistica nei panorami che costituivano lo sfondo dei suoi diorami, Daguerre ricorreva moltissimo alla camera oscura e questo lo portò a ricercare un metodo per fissare direttamente le immagini che si formavano su di essa. I suoi primi tentativi risultarono però vani. Nel gennaio del 1826 fece conoscenza con Niepce, che si stava occupando dello stesso problema. Inizialmente Niepce si mostrò restio a collaborare con Daguerre, ma nel 1827, al ritorno dall’Inghilterra, accettò di incontrare Daguerre a Parigi. Un vero e proprio contratto di collaborazione, di durata decennale, per il perfezionamento del processo Niepce, fu però firmato dai due solo nel dicembre del 1829, ma nei quattro anni che precededettero la morte di Niepce (1833) furono fatti ben pochi progressi.

Alphonse Giroux - Louis Daguerre- dagherrotipi
Macchina fotografica per dagherrotipi costruita da Alphonse Giroux, parente della moglie di Louis Daguerre

Nel 1831 Daguerre scoprì che, esponendo ai vapori di iodio lastre di rame argentato lucidate a specchio, si formava sulla loro superficie uno strato di ioduro d’argento sensibile alla luce. La sensibilità di questa sostanza però era ancora insufficiente a dare una buona immagine visibile e occorsero altri sei anni prima che egli riuscisse ad ottenere un risultato soddisfacente. Si racconta che questo fu possibile per un caso fortuito: una lastra che era stata esposta esposta alla luce nella camera oscura e che apparentemente non era stata impressionata perchè non mostrava alcuna immagine venne casualmente in contatto con dei vapori di mercurio provenienti da un termometro rotto e poco dopo, con grande sorpresa di Daguerre, su di essa apparve un’immagine perfettamente nitida: il mercurio aveva rivelato l’immagine latente impressionata dalla luce! In segutio Daguerre scoprì che l’immagine così ottenuta poteva essere fissata lavando la lastra con una soluzione concentrata e calda di sale da cucina (cloruro di sodio).

louis-jacques-daguerre
Dagherrotipo di Louis Daguerre

La scoperta dello sviluppo con i vapori di mercurio ridusse i tempi di posa a circa mezz’ora, però i tentativi di commercializzare il procedimento fallirono fino a quando il fisico e astronomo Dominique Francois Jean Arago (1786-1853) non ne comprese l’importanza e ne annunciò la scoperta all’Accademia delle Scienze di Parigi. Già i primi dagherrotipi erano così dettagliati che, quando il pittore Hippolyte (Pierre9 Delaroche (1797-1856) ne vide uno, pare abbia esclamato:”d Da oggi la pittura è morta!”.

Il successo della dagherrotipia fi immediato e così clamoroso che lo stesso Daguerre si mise a fare pubbliche dimostrazioni del suo metodo e scrisse un manuale esplicatico che venne esaurito in brevissimo tempo. Una lastra di rame argentato veniva lucidata a specchio ed esposta ai vapori di sodio, che creavano sualla sua superficie un sottile strato sensibile alla luce di ioduro d’argento. La lastra veniva quindi posta in un portalastre a tenuta di luce che era poi infilato in una cassetta di legno costituente la parte posteriore della camera oscura. Tale cassetta scorreva su un piano d’appoggio in una cassetta più grande, dotata sul davanti di un obiettivo, la quale costituiva la parte la parte anteriore della camera oscura. La messa a fuoco era eseguita ponendo preventivamente al posto del portalastre un telaio con un vetro smerigliato e facendo scorrere la cassetta posteriore fino a quando non si vedeva un’immagine nitida.

Alphonse Giroux - Louis Daguerre- dagherrotipi

Le camere oscure usate per i dagherrotipi furono le prime vere e proprie macchine fotografiche e vennero costruite da Alphonse Giroux, un parente della moglie di Daguerre. Dopo l’esposizione, la lastra era tolta dal portalastre e sviluppata ponendola sopra a mercurio riscaldato a 60° C, i cui vapori, amalgamandosi alle parti della lastra che avevano reagito alla luce, formavano le zone chiare dell’immagine. Lo sviluppo era eseguito in una stanza buia, con luce debolissima appena sufficiente per vederci. Le parti della lastra che non avevano reagito alla luce venivano asportate lavando la lastra stessa con acqua distillata e immergendola in seguito in una soluzione di cloruro di sodio che fissava l’immagine: l’argento della lastra, messo in evidenza, formava le zone chiare dell’immagine. In seguito agli esperimenti dell’atronomo inglese Sir William Herschel (1792-1871), Daguerre cambiò la soluzione di fissaggio usando invece del sale l’iposolfito di sodio, che era molto più efficace. Una volta terminato, il dagherrotipo doveva essere incorniciato e protetto con un vetro perchè il mercurio aderiva solo leggermente alla lastra che quindi risultava molto fragile; inoltre la cornice doveva essere ben sigillata per impedire l’ossidezione dell’argento.

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Ritratto di Louis Jacques Daguerre

Louis Jacques Mandè Daguerre morì il 10 luglio 1851 a Bry-sur-Marne, a 12 chilometri da Parigi.

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