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Louis e Auguste Bisson

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Louis e Auguste Bisson erano figli di un pittore specializzato in tavole araldiche e stemmi nobiliari e Louis, il più vecchio dei due, dapprima seguì le orme del padre. Quando però nel 1839 Daguerre pubblicò i suoi dagherrotipi, Louis Bisson abbandonò senza esitare la pittura per divenire allievo del celebre pioniere della fotografia. Fu così che i due fratelli aprirono insieme uno studio fotografico a Parigi nel 1841. L’entusiasmo che li aveva travolti non tardò a essere ricompensato: l’anno seguente, infatti, fu loro attribuita una medaglia dalla Société d’Encouragement pour l’Industrie National per un dagherrotipo da loro realizzato che misurava circa un metro quadrato.

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Ascesa al Monte Bianco 1859
Scalata Monte Bianco
Scalata 1859

Nel 1860 l’imperatore Napoleone III e l’imperatrice Eugenia si recarono ad ammirare la Mer de Giace, un imponente ghiacciaio delle Alpi della Savoia, in occasione della cessione di questa regione alla Francia da parte dell’Italia. Per commemorare questo avvenimento storico; fu dato ai fratelli Bisson l’incarico di recarsi sul luogo al seguito dell’imperatore e di raccogliere il materiale fotografico necessario per realizzare un album. Le 24 fotografie che alla fine furono scelte piacquero tanto a Napoleone che i Bisson furono nominati fotografi ufficiali di Corte.

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Alberi sul Monte Bianco 1860
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Picco montuoso con ghiacciaio 1860
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Picco del Midi Monte Bianco 1860
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Mare di ghiaccio, 1860
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Valle di Chamonix, 1860
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Valle di Chamonix, vista sul ghiacciaio 1860

A parte il successo e i riconoscimenti imperiali, Louis e Auguste rimasero così impressionati dalla grandiosità di quel paesaggio, che vollero ritornare sulle Alpi l’anno seguente.

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Rifugio Grands Mulets, 1861

Era loro ferma intenzione cercare di realizzare immagini veramente eccezionali, tanto che decisero di salire sulla vetta del Monte Bianco per scattare fotografie anche da lassù.

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Il crepaccio sulla strada per il grande altopiano, Monte Bianco, 1862
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Monte Bianco visto dal Jardin de Talèfre, 1862

Partirono da Chamonix con guide alpine e 25 portatori: tanti infatti erano necessari per il trasporto delle ingombranti macchine fotografiche, dei prodotti chimici e delle lastre di vetro da impressionare. Impiegarono 48 ore per raggiungere i 4810 metri della vetta e durante l’ascensione il pericolo di valanghe e le avverse condizioni atmosferiche li esposero a rischi continui.

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Ascesa al Monte Bianco, 1868

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Anche quando finalmente furono in cima si accorsero che le loro tribolazioni non erano terminate. Per preparare i negativi al collodio umido tra i ghiacci eterni furono infatti costretti a riscaldare il collodio per poterlo stendere in maniera uniforme sulle lastre. Dopo l’esposizione i negativi dovevano essere sviluppati mentre il collodio era ancora umido, e i fratelli Bisson dovettero fondere della neve per sciogliere i prodotti chimici. Malgrado tutte queste difficoltà, essi riuscirono a fare tre fotografie dalla vetta del Monte Bianco e ne realizzarono numerose altre dei ghiacciai sulla via del ritorno. Queste immagini si dimostrarono uniche nella loro drammatica bellezza e i due fratelli, quando fecero ritorno a Parigi, furono accolti trionfalmente.

Scalata-alpi-ghiacciaio

Continuando a specializzarsi nelle riprese di paesaggi, i Bisson traslocarono con il loro studio in Boulevard des Capucines, a un passo da dove più tardi si stabilì anche Nadar.

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Colle del Gigante, Monte Bianco

La loro abilità e quella dei loro collaboratori non fu però sufficiente a mantenere il successo e nel 1865 essi furono costretti a por fine alla loro attività. In quel momento l’interesse del mercato era attratto dalle piccole cartes de visite e i fratelli Bisson, con raro coraggio e coerenza artistica, decisero di ritirarsi.



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