Categories
BlogStoria Fotografia

L’evoluzione del dagherrotipo


Storia della fotografia: dagherrotipo
Questo ritratto, eseguito nel 1852 e colorato a mano, è del formato standard 70X83 mm; fu realizzato, molto probabilmente, in uno studio professionale.

Abbiamo già parlato dei primi esperimenti di Daguerre, del procedimento fotografico che da lui prese il nome, il dagherrotipo e di come esso colpì l’attenzione popolare ed ebbe un successo clamoroso. Appena avvennero le prime dimostrazioni in pubblico di Daguerre i fabbricanti di materiali ottici e dei prodotti chimici necessari per il procedimento furono letteralmente presi d’assalto dagli aspiranti fotografi ansiosi di provare la nuova scoperta. Il manuale di istruzioni scritto dallo stesso Daguerre fu stampato in ventinove edizioni nel solo anno 1839. La notizia della scoperta si diffuse rapidamente in tutta Europa e ben presto non vi fu nazione dove non venissero realizzati dagherrotipi da dilettanti appassionati. Soltanto in Inghiterra l’entusiasmo per la dagherrotipia potè essere contenuto, in quanto cinque giorni prima che fosse resa pubblica in Francia un agente di Daguerre aveva ottenuto un regolare brevetto che ne limitava l’uso in Inghiterra solo a persone autorizzate. In America il primo dagherrotipo fu realizzato nel settembre del 1839 e la qualità dei prodotti americani si rivelò mediamente molto buona, principalmente a causa del procedimento di lucidatura delle lastre che veniva eseguito a macchina e risultava migliore di quello fatto a mano in uso in Europa. Anche in altri paesi fotografi e inventori si impegnarono per cercare di migliorare il procedimento e l’attrezzatura di Daguerre: In Inghilterra si scoprì che i vapori di cloro e di bromo, in aggiunta a quelli di iodio, aumentavano notevolmente la sensibilità delle lastre. Anche gli obiettivi furono enormemente perfezionati a partire dal 1840 prima dal francese Charles Chevalier (1804-1859), che realizzò un obiettivo di luminosità f4,9, e poco dopo dall’austriaco Josef Petzval (1807-1891), il cui obiettivo acromatico da ritratti F3,6, prodotto da J.F.Voigtlander (1779-1859), fu utilizzato per quadi un secolo. Questi procedimenti ridussero il tempo di posa da qualche minuto a pochi secondi e resero così possibile l’esecuzione di ritratti negli “studi” e non solo all’aperto, alla luce del sole. Come conseguenza il dagherrotipo venne utilizzato soprattutto per ritratti, anche se ci restano validi esempi di paesaggi. Può essere oggi difficile capire pienamente che cosa significò la diffusione del dagherrotipo: mentre centinaia di persone facevano la coda ed erano disposte a pagare per vederne le esposizioni, a molte altre sembrò una stregoneria poichè non riuscivano a capire come la luce potesse fissare gli oggetti e la gente e lo considerarono blasfemo, affermando che nessuna macchina poteva fissare l’immagine dell’opera di dio.

Storia della fotografia: dagherrotipo
L’attrezzatura necessaria a realizzare i dagherrotipi era composta sostalzialmente di un morsetto a mano, un cuscinetto di pelle per lucidare la lastra di rame argentata, una cassetta con due scomparti per sensibilizzarla e una per svilupparla. Nella cassetta con due scomparti la lastra lucidata veniva sensibilizzata con vapori di iodio nello scomparto di sinistra ed esposta poi, in quella di destra, all’azione di un liquido che ne aumentava la sensibilità allaa luce. Dopo l’esposizione la lastra veniva sviluppata con vapori di merurio caldi.

Ma, nonostante l’entusiasmo suscitato e la grande popolarità, il dagherrotipo fu abbandonato dopo non molto tempo; lo sostituì il processo negativo/positivo ideato dall’inglese Henry Fox Talbot (1800-1877) e da lui reso pubblico poco dopo l’invenzione di Daguerre. Il processo di Talbot permetteva infatti di ottenere più copie positive da uno stesso negativo, mentre il dagherrotipo forniva un solo positivo dal quale non era possibile ricavare altre copie. Pur con questa limitazione, il dagherrotipo ebbe un’importanza enorme e fu la prima vera forma di fotografia. Ancora oggi si conservano dagherrotipi in ottimo stato che forniscono immagini speculari del soggetto originale ( quando sono colpite direttamente dalla luce solare le immagini appaiono negative, ma diventano positive, di un colore grigio metallico, non appena le si fa ruotare). Ci sono pervenuti anche parecchi esemplari colorati a mano con colori in polvere.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedintumblr
youtubeinstagramflickr

Leave a Reply

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.