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Le prime macchine fotografiche


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Macchina fotografica del 1850 a doppia cassetta scorrevole usata per calotipi: è dotata di un portacarta con lastra di vetro per mantenere piano il foglio di carta sensibile. L’obiettivo, costruito da Andrew Ross, era montato su una piastra di ottonr mobile che ne permetteva il decentramento. Questa caratteristica era particolarmente utile per le fotografie di architetture: rendeva infatti possibile fotografare edifici molto alti pur mantenendo la macchina orizzontale ed evitando così deformazioni prospettiche.

Le prime macchine fotografiche ebbero, ancora prima dell’invenzione della fotografia, delle progenitrici in quelle che erano chiamate “camere oscure” e che venivano comunemente usate da architetti e pittori già dalla metà del XVII secolo. Consistevano di due cassette di legno, scorrevoli l’una nell’altra e di cui la prima era munita di una lente che formava l’immagine su una superficie traslucida posta all’estremità della seconda cassetta. I pionieri della fotografia, nel tentativo di catturare l’immagine labile che si formava sul vetro smerigliato della camera oscura, ne utilizzarono dapprima la stessa struttura e l’adattarono poi alle loro esigenze, mantenendone però le caratteristiche di base. L’obiettivo venne montato sulla parete anteriore della cassetta più grande, sul cui fondo, che si prolungava all’indietro, poteva scorrere la seconda cassetta; questa, più piccola, entrava esattamente nella prima e aveva sulla parete posteriore un vetro finemente smerigliato. La messa a fuoco avveniva facendo scorrere la seconda cassetta avanti o indietro dentro la prima e bloccandola poi per mezzo di una vite che si trovava nella tavola di legno che fungeva da base. Talvolta l’obiettivo non era fisso, ma un movimento a pignone e cremagliera ne consentiva la messa a fuoco di precisione, dopo di che, tolto il vetro smerigliato, s’inseriva il telaio portalastra. La prima vera macchina fotografica costruita per essere venduta fu opera di un parente di Daguerre, Alphonse Giroux, e pur essendo realizzata nel modo tradizionale delle camere oscure, era dotata di un notevole perfezionamento: uno specchio incernierato in basso, posto dietro il vetro smerigliato. Guardando lo specchio dall’alto si poteva così vedere il soggetto diritto e non più rovesciato. Queste macchine fotografiche recavano su di loro una placca metallica ovale, con la firma di Daguerre e il sigillo di Giroux a garanzia della provenienza e dell’autenticità. Il formato usato da Giroux (31x37x26,5 cm) diventò poi quello standard utilizzato quasi da tutti i fabbricanti.

Alphonse Giroux - Louis Daguerre- dagherrotipi
Placca metallica con la firma di Daguerre e il sigillo di Giroux

Le stesse macchine servirono sia per i dagherrotipi sia per i calotipi: l’unica differenza per questi ultimi fu l’aggiunta di una lastra di vetro per mantenere piana la superficie del materiale sensibile durante l’esposizione. Queste macchine , robuste e facili da costruire, erano grosse e pesanti per essere usate fuori dagli studi e ne fu allora costruita una versione pieghevole che poteva essere facilmente trasportata. In questo modello le pareti delle due cassette erano fatte con tavolette di legno incernierate che s’incastravano nella piastra anteriore porta obiettivo e in quella posteriore porta lastra: la macchina una volta ripiegata, occupava uno spazio abbastanza ridotto.

camera_a-soffietto_con_equipaggiamento
Camera a soffietto con equipaggiamento

Il primo esemplare di questo tipo fu costruito a Parigi, nel 1840, da Charles Chevalier (1804-1859), che la chiamò “Le Grand Photographe”. Il modello da lui creato fu ripreso, con piccole modifiche, dalla maggior parte dei fabbricanti e venne costruito fin verso la fine del 1850, quando apparvero i primi apparecchi pieghevoli a soffietto. Le macchine in legno a doppia cassetta scorrevole(non pieghevoli) continuarono però a essere costruite e utilizzate fino alla fine del XIX secolo, sia in studio sia nei paesi a clima tropicale, data la loro maggiore resistenza al calore e all’umidità rispetto alle macchine a soffietto. Delle prime macchine fotografiche metalliche, meno comuni di quelle di legno, parleremo nel prossimo articolo.

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