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Le cartes de visite



Le cartes de visite

Le cartes de visite si diffusero poco prima del 1854, quando il fotografo parigino Adolphe Eugène Disdéri ne brevettò il metodo di produzione, sebbene inizialmente usata da Louis Dodero. Quando Disdéri pubblicò, nel 1859, le foto dell’imperatore Napoleone III in questo formato, le cartes de visite riscossero subito un grande successo: la nuova invenzione era così popolare che era conosciuta come “cardmania” e si diffuse in tutta Europa e poi rapidamente in America e nel resto del mondo e ne furono venduti milioni di esemplari. Esse resero la fotografia, fino ad allora appannaggio dei ceti benestanti, accessibile anche alle classi popolari e costituirono nello stesso tempo un notevole fenomeno di massa.

Le cartes de visite di solito erano fatte con una stampa all’albume su di un foglio di carta sottile montate a sua volta su altro foglio di carta più spessa. La dimensione di una carta de visite era di 54,0 mm (2,125 in) × 89 mm (3,5 pollici) montata su una scheda di 64 mm (2,5 in) × 100 mm (4 pollici). Oltre ai gruppi di famiglia realizzati in studio e ai ritratti di personaggi dell’ambiente artistico o politico, i fotografi, che non mancavano di incidere sul retro del cartoncino il nome della ditta tra fantasiose decorazioni, immortalarono anche volti di gente comune e attraverso questa galleria di ritratti ci appare tutto un mondo minore, ma non per questo meno interessante. Ogni fotografia aveva le dimensioni di un biglietto da visita e tali carte fotografiche venivano scambiate tra amici e visitatori. Gli album per la raccolta e la visualizzazione delle carte divennero un appuntamento fisso nei salotti vittoriani e non solo. L’immensa popolarità di questo formato di fotografie ha portato alla pubblicazione e alla raccolta di fotografie di personaggi importanti.

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Nella storia della fotografia italiana della seconda metà del XIX secolo una figura di spicco fu il fotografo Luigi Montabone attivo dal 1856 fino alla morte. La sua carriera come fotografo raggiunge un alto livello di prestigio con la pubblicazione dell’album “Ricordo del viaggio in Persia della Missione italiana, 1862”, custodito presso la Biblioteca Reale di Torino, formato da settantadue fotografie con i ritratti di personaggi della famiglia Reale e della sua corte, di personaggi georgiani, paesaggi dell’Armenia e del Caucaso e vari paesaggi della Persia.

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Questo album gli farà guadagnare fama e una menzione onorevole all’Esposizione Internazionale di Parigi del 1867. Luigi Montabone riceverà il titolo di fotografo di Sua Maestà, dicitura che aggiungerà sul retro delle sue foto, oltre a quello personale e del Leone di Giuda.

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Apre studi fotografici in diverse città del nuovo Regno D’ Italia, con la dicitura Stabilimento Fotografico Montabone: a Torino il primo studio, di seguito a Milano, Firenze, Roma, Napoli. Le sue cartes de visite sono famose per avere come soggetti i membri della famiglia Reale dei Savoia: Montabone realizza anche un album con la raccolta di 24 foto che ritraggono il Re durante le battutte di caccia.

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Lo Stabilimento Fotografico Montabone fu premiato all’Esposizione Universale di Parigi del 1867 e fu presente all’Esposizione Nazionale di Torino del 1868 e del 1872. Oltre che per i ritratti di Corte e dell’aristocrazia italiana, Montabone si specializza anche nelle riproduzioni d’arte, di cui diverse foto saranno esposte alla Mostra della Promotrice e di arte antica a Milano.

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Nel 1872 è nominato Cavaliere per le sue benemerenze in campo fotografico. Luigi Montabone muore nel 1877 e i suoi stabilimenti saranno rilevati da diversi fotografi che in precedenza erano stati suoi soci e collaboratori: a Torino Vanetti e Roggia, a Genova e Napoli Bertelli e Rovere, a Roma Borelli e Costa. Un’immagine databile 1880 ca., testimonia anche una filiale Montabone in Egitto, al Cairo in Quartier Jsmaillie-Villa Tomich.

Le cartes da visite rimasero popolari fino all’inizio del 20° secolo, quando Kodak introdusse la macchina fotografica Brownie e la fotografia istantanea domestica divenne un fenomeno di massa.



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