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Irving Chidnoff (1896-1966)

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Irving Chidnoff (1896-1966), fotografo nato in Russia fondò il suo studio nel 1925 e per trent’anni ha fotografato gli attori teatrali di New York. Fin da subito ha intuito che uno dei modi per avere notorietà era quello di vendere le sue foto a riviste e quotidiani. Il 25 ottobre 1925 il New York Times pubblicò la sua prima fotografia, un ritratto a figura intera di Dorothy Brown nell’operetta “Polly”, ma a causa del numero di fotografi di talento che lavoravano a Manhattan, Chidnoff sapeva che avrebbe dovuto diversificarsi per sopravvivere. Quattro mesi dopo la prima pubblicazione, il fotografo Edward Steichen presentò Chidnoff ai dirigenti della rivista Vanity Fair. Alla fine del 1926 oltre a fare ritratti iniziò a scattare fotografie di moda. Nel 1928 entrò nella Society Portrait e rapidamente si affermò in modo notevole come il fotografo più famoso di New York, rivaleggiando con i fotografi Ira Hill e Hal Phyfe. Nel 1931 i suoi ritratti matrimoniali pubblicati sul New York Times superarono in notorietà le sue immagini teatrali. Sebbene la critica degli anni ’30 considerava le foto di Chidnoff meno affascinanti e contrastanti con quelle esteticamente in stile hollywoodiano; il suo stile umanistico che si adattava meglio al teatro rimase sempre in voga. La fotografia ritrattistica di Chidnoff comunicò un’umanità semplice e vera, tanto che i suoi clienti la trovarono estremamente attraente. Chidnoff a metà degli anni ’30 iniziò a fotografare concerti di musica classica, concentrandosi sulla ritrattistica dei musicisti. Di seguito dopo aver ottenuto fama a New York, negli anni ’40 si ritirò a Miami: il suo studio di New York rimase aperto fino alla metà degli anni ’50 con il nome di Chidnoff Block. Mentre molti fotografi dell’epoca difendevano gli ideali del glamour fotografico hollywoodiano rappresentato nelle immagini di Greta Garbo ed Evelyn Brent, Chidnoff confessando di aver cercato nel personaggio da ritrarre, un’anima più che un’immagine dichiarò: “Un volto squisito e una figura perfetta non significano nulla per me, se la scintilla della personalità è carente.”…”il cervello che traspare attraverso gli occhi e il carattere che è rivelato dal portamento della testa”. L’enfasi di Chidnoff in questa dichiarazione sul volto e sulla testa del soggetto si rispecchia nei suoi lavori fotografici. La produzione di ritratti fotografici di Irving Chidnoff fu prolifica e semplicemente sincera e reale, non c’è mai stata la manipolazione artistica del negativo e alcun esperimento espressionista con l’ombra. Il suo grande successo come fotografo derivava dall’abilità di catturare quel qualcosa che la stessa persona ritratta riconosceva come propria. C’era poca stilizzazione autocosciente e nessuna angolazione o astrazione modernista, invece c’era una palpabilità umana nei ritratti che li faceva sembrare qualcosa di diverso dalle immagini dei divi o dalle fotografie più famose. Dopo la depressione americana questo stile semplice e vero di fotografia sembrava in qualche modo riconducibile erroneamente al “realistico”.

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Sue Carol, 1920
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Anna May Wong in “Forty Winks”, diretto da Paul Iribe e Frank Urson, 1925



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