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Fotografia: Il Diaframma



CHE COSA E’ IL DIAFRAMMA?

Il diaframma dell’obiettivo della fotocamera funziona come l’iride dell’occhio umano che consente, allargandosi o stringendosi, di fare entrare la quantità di luce desiderata e opportuna che determinano la nitidezza e la profondità di campo dell’immagine. Per imparare a fotografare è fondamentale capire il funzionamento del diaframma e, come e quando regolare l’apertura del foro da cui passa la luce che raggiunge il sensore o la pellicola.

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COME E’ FATTO?

Il diaframma si trova all’interno dell’obiettivo in posizione centrale dalle due estremità, ed è composto da un serie di lamelle retrattili di numero variabile che riescono a creare, tramite la rotazione della ghiera posta sull’obiettivo, fori di forma poligonale o circolare. La presenza di un maggiore numero di lamelle nel diaframma sono determinanti anche per quello che riguarda la profondità di campo e la qualità dell’obiettivo.

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A COSA SERVE?

Il flusso luminoso arriva dalla scena che si sta fotografando e passa attraverso l’obiettivo della fotocamera per poi finire sul sensore o pellicola che imprigionano l’immagine.

In questo breve percorso, all’interno dell’obiettivo, il diaframma dà modo, tramite la regolazione della ghiera, di poter regolare la grandezza del foro e di decidere la quantità di luce da far passare:

A) se la scena da riprendere è illuminata in modo intenso si può decidere di far passare poca luce, chiudendo il foro del diaframma;

B) se la scena da riprendere è illuminata in modo debole si può decidere di far passare tutta la luce, aprendo il foro del diaframma.

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I valori del diaframma sono indicati con la lettera minuscola ” f ” e la scala dei valori è impressa sulla ghiera dell’obiettivo, che con la sua rotazione consente di scegliere l’apertura del flusso di luce che occorre per fotografare il soggetto in modo corretto.

Il valore del diaframma non è espresso in termini assoluti ma in termini relativi, cioè il rapporto esistente tra la lunghezza focale dell’obiettivo e quella del diametro dell’apertura effettiva. Per capire meglio ecco un esempio pratico:

prendiamo due obiettivi di lunghezza focale diversa. Il primo obiettivo di lunghezza focale di 50 mm ha un diaframma con apertura massima di f/2, quindi significa che il diametro del foro da cui passa la luce è 25 mm (50/2 = 25); il secondo obiettivo di lunghezza focale di 100 mm ha un diaframma con apertura massima di f/2, quindi significa che il diametro del foro da cui passa la luce è 50 (100/2 = 50).

Quindi risulta che il passaggio della quantità di luce che andrà a colpire il sensore o pellicola, sarà uguale in relazione alla scelta dell’impostazione f/2, nonostante la lunghezza focale dell’obiettivo e quella della misura del diametro del foro siano diverse nei due casi.

Di seguito un esempio di come utilizzando una lunghezza focale diversa (35mm e 135mm) e impostando lo stesso valore di diaframma (f 2.2), si ottengono risultati simili. Foto di Alexei Kazantsev

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Ad ogni diaframmazione, detto in gergo “stop”, corrisponde il dimezzamento della quantità di luce che raggiunge il sensore.

Se si “diaframma”, chiudendo il diaframma dell’obiettivo da f/2 a f/2,8, la luce che raggiungerà il sensore sarà dimezzata.

Se si diaframma di due stop, chiudendo il diaframma dell’obiettivo da f/8 a f/16, la luce che raggiungerà il sensore diminiurà di un 1/4 rispetto a prima.

In particolare nelle fotocamere reflex è possibile impostare anche valori intermedi di regolazione di 1/2 stop o di 1/3 di stop, che possono essere selezionati oltre che con la ghiera, anche sul display alloggiato nel retro dell’apparecchio, ed il valore scelto in modo manuale o automatico che sia, sarà visibile anche all’interno del mirino.

COME UTILIZZARLO?

La diversa apertura del diaframma non solo influenza la quantità di luce che passa attraverso l’obiettivo, ma influisce anche sulla nitidezza dell’immagine: la profondità di campo e uno dei fattori determinanti. Nel gergo fotografico la profondità di campo, (indicata con l’acronimo PdC in italiano o DoF dall’inglese Depth of Field), rappresenta la zona intermedia che risulta a fuoco e nitida esistente tra i soggetti vicini e quelli più lontani.

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Quindi in relazione alla fotocamera e all’obiettivo utilizzati, è possibile ottenere risultati diversi.

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Di seguito un esempio di come utilizzando un diaframma con apertura ampia f/1.4, il soggetto appare nitido e a fuoco, mentre lo sfondo è sfocato (effetto bokeh)

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Tempo di esposizione 1/250 – Apertura diaframma f/1.4 – ISO 100 – lunghezza focale 85mm. Foto di Alexei Kazantsev

 

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Tempo di esposizione 1/800 – Apertura diaframma f/1.8 – ISO 400 – lunghezza focale 135mm Foto di Alexei Kazantsev

Di seguito un altro esempio di come riducendo l’apertura del diaframma (f/14) l’mmagine appare completamente nitida e a fuoco.

Tempo di esposizione1/10-Apertura f/14- ISO 125 – lunghezza focale 24mm

Per esigenze di natura pratica è possibile scegliere la priorità dei tempi “TV”, in modo che sia la fotocamera a selezionare automaticamente l’apertura del diaframma in relazione ai tempi di otturazione da voi scelti manualmente.

Il diaframma è uno dei tre componenti essenziali, insieme all’otturatore e all’ISO, che consentono di ottenere una foto correttamente esposta.



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