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Fotocamere per processo alla gelatina secca

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Fotocamere per processo alla gelatina secca

La complessità del processo al collodio umido spinse i ricercatori a sperimentare nuove soluzioni per ridurre il tempo di esposizione. Le ricerche portarono all’invenzione del processo alla gelatina secca. La lastra alla gelatina a secco che entrò nell’uso comune nel 1879-80, non solo semplificò enormemente la tecnica fotografica, ma rivoluzionò anche la struttura degli apparecchi, riducendo l’attrezzatura del fotografo all’incirca a quella attuale. Il nuovo materiale per negativi era sufficientemente sensibile per la ripresa istantanea di oggetti in movimento, posto che gli apparecchi fossero piccoli, rapidamente pronti per l’azione, equipaggiati con otturatori istantanei.

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Fotocamera Kodak con otturatore a barilotto di George Eastman, 1888

I fabbricanti risposero rapidamente e nel periodo 1880-1890 il mercato fu invaso da una massa di apparecchi di tutti i tipi. La carta rapida al bromuro aveva nel frattempo reso possibili gli ingrandimenti per cui gli apparecchi fotografici a mano da 1/4 di lastra e da 10 x 12,5 cm si affermarono come i formati più popolari per gli amatori nei paesi anglossassoni, mentre l’equivalente sul continente era il formato 9x 12 cm. Le caratteristiche dei nuovi apparecchi erano la compattezza, la semplicità di impiego e la leggerezza. In generale, si possono classificare in quattro tipi principali: apparecchi fotografici a scatola amovibile, apparecchi fotografici a magazzino, apparecchi fotografici a rullo, apparecchi fotografici reflex:

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Detective-Express di Paul Nadar, 1888 Per formato di 13×18 cm. La parte anteriore è dotata di una porta il cui interno è dotato di un otturatore rotante. Esisteva anche un modello per il formato 9×12 cm. È progettata per ricevere anche un rollfilm. Questa fotocamera ha ricevuto una medaglia d’oro alla World’s Fair del 1889.

(1) Gli apparecchi fotografici a scatola amovibile contenevano lastre di vetro o pellicole piane (solitamente 12), in una scatola amovibile separata e fissata all’apparecchio fotografico. Ciò permetteva il cambio della lastra in luce diurna, e la scatola era solitamente munita di un contatore automatico che indicava il numero di esposizione eseguite. Ciascuna lastra era contenuta in una guaina separata. Dopo l’esposizione, una lastra vergine veniva sollevata in un sacchetto morbido di pelle, fissato alla parte superiore della scatola, afferrata con le dita e quindi disposta nel piano focale. Il prototipo di questo tipo sembra essere stato brevettato da H. Cook nel maggio 1867 per l’impiego con il suo apparecchio fotografico tipo binocolo da teatro.

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Il culmine di questo dispositivo è il mirino reflex, e l’uso di uno specchio a scomparsa posizionato dietro l’obiettivo, in modo da osservare direttamente l’immagine prima dello scatto.The Reporters Room Marion & C, Francia, 1886

(2) L’apparecchio fotografico a magazzino poteva accogliere numerose lastre o pellicole in formato (12-40) in un magazzino o camera all’interno del corpo dell’apparecchio vero e proprio. La lastra veniva sostituita dopo ogni esposizione da vari tipi di meccanismi, che differivano ovviamente da un modello di apparecchio all’altro. In alcuni apparecchi fotografici a magazzino, le lastre erano contenute in una scatola munita di scanalature e lasciate cadere in posizione (o sollevate a seconda dei casi) per mezzo di un’asta munita di pinze attraverso una fessura ricavata nell’apparecchio fotografico. Dopo l’esposizione, la lastra era riportata nella sua scanalatura, e la lastra successiva veniva messa in posizione dal movimento di scorrimento del magazzino. In altri apparecchi fotografici a magazzino, una dozzina o più di lastre o di pellicole veniva accolta in una camera ricavata nella parte posteriore dell’apparecchio. Mediante vari meccanismi, talvolta semplice- mente chiudendo l’apparecchio (apparecchio fotografico a magazzino a navetta), la lastra o la pellicola esposta veniva lasciata cadere sul fondo dell’apparecchio, e la successiva veniva spinta in avanti sul piano focale da una molla posta nella parte posteriore del magazzino. Una macchina fotografica a magazzino brevettata da Alfred Pumphrey nel 1881, conteneva pezzi separati di pellicola montata su telai. Questi erano fissati per un bordo su nastro continuo che passava tra due rulli, in modo simile alla configurazione delle immagini in uno stereoscopio rotante. Ruotando una manopola, una pellicola veniva portata in posizione verticale dietro l’obiettivo; un altro giro di manopola spostava la pellicola esposta e lasciava il posto alla successiva. Nel 1882, Pumphrey presentò un apparecchio fotografico che poteva eseguire 100 riprese su pellicola 8,25 x 11 cm. La “Frena” era il primo apparecchio fotografico a mano che esponeva una confezione di pellicole di celluloide in formato e fu introdotto in Inghilterra nel 1892. Conteneva 40 fogli 8,5 x 11 cm inseriti in un supporto tipo scatola per carte da gioco.

Fotocamera a diaframma fisso per formato 13×17-Industria Manifattura e Artigianato Lamperti e Garbagnati,1890 Italia

(3) Gli apparecchi fotografici a rullo che sostituirono gli apparecchi fotografici a magazzino e a scatola amovibile, usavano pellicole flessibili anziché lastre di vetro o pellicole in formato. La pellicola veniva avvolta su due bobine, e l’azione di riavvolgimento della parte esposta svolgeva un tratto vergine per la successiva esposizione. Originariamente, la pellicola era contenuta in una scatola separata, una specie di caricatore a rulli, realizzata in molti formati per adattarsi a pressoché qualsiasi apparecchio fotografico. George Eastman diffuse questa idea nel 1885 quando realizzò un dispositivo a rulli contenente un rotolo per 24 esposizioni di carta trattata con emulsione di gelatina. Tre anni dopo lo stesso dispositivo veniva caricato con pellicola alla nitrocellulosa per 48 esposizioni. Il caricatore di Walker-Eastman seguiva di poco quello di Warnerke realizzato nel 1875, che comprendeva una macchina pieghevole moderna, che si apriva scorrendo su una monorotaia. L’idea della pellicola in rotolo non si diffuse che molto tempo dopo, quando lo sviluppo del movimento amatoriale dopo il 1880 creò una richiesta e rese possibile la produzione di massa, consentendo anche di abbassare i prezzi; soprattutto grazie ai nuovi laboratori di sviluppo e stampa, che si preoccuparono esclusivamente della massa di amatori poco esperti di fotografie assumendosi l’incarico di sviluppare e di stampare queste scomode e lunghe strisce di materiale negativo. L’apparecchio che nel 1890 rivoluzionò la fotografìa e diede il maggior impulso alla fotografìa amatoriale fu il Kodak per roll- film, realizzato da Eastman nell’agosto 1888. Si trattava di un semplice apparecchio fotografico a mano che misurava soltanto 16,5x9x9 cm e pesava soltanto 1 kg, e che conteneva un rotolo di carta trattata con un’emulsione separabile, sul quale potevano essere riprese 100 immagini circolari di 6,3 cm di diametro. La pellicola in rotolo alla nitrocellulosa venne usata dopo il 1889. L’apparecchio era munito di un obiettivo rettolineare a fuoco fìsso che dava una notevole definizione di tutti i soggetti al di là di 2,40 m, prevedeva una sola velocità ed un diaframma fìsso. L’apparecchio era il simbolo della semplicità ed il suo prezzo di 25 dollari era ragionevole. L’interesse per Kodak da parte degli amatori non particolarmente esperti di fotografìa fu accresciuto dalla possibilità offerta da Eastman di rinviare gli apparecchi fotografici alla fabbrica per lo sviluppo e la stampa della pellicola. Gli apparecchi venivano restituiti caricati con una nuova pellicola, unitamente a 100 stampe montate, il tutto per 10 dollari. Venne così messo in pratica il famoso slogan di Eastman: “Voi premete il bottone e noi facciamo il resto”.

Reflex-Camera-Co-Patent-Reflex-Hand-Camera-macchina-fotografica-reflex-per- il-formato-4x5-1896
Macchina fotografica reflex molto rara per il formato 4×5 – Reflex Camera Co. Patent Reflex Hand Camera, 1896

 

 

Folding-Kodak-N°-4-1890-fotocamera
Folding Kodak N° 4 del 1890

(4) Gli apparecchi fotografici reflex mono o binoculari sono classificati come gruppo separato, quantunque essi siano stati variamente realizzati con scatole amovibili, magazzini o dispositivi per pellicole in rotolo, in quanto sono fondamentalmente di costruzione diversa. Il principio di riflettere l’immagine mediante uno specchio a 45° era già stato usato nella camera oscura. Il primo ad applicarlo alla fotografia fu Thomas Stutton, che brevettò il suo strumento nell’agosto 1861. Eseguendo l’esposizione, lo specchio veniva ruotato mediante un’impugnatura. Nel 1888 S.D. McKellen bievettò il primo apparecchio fotografico reflex, in cui lo specchio veniva automaticamente spostato durante l’esposizione essendo collegato ad uno speciale otturatore. Il “Cambier Bolton” introdotto nel 1898 da W. Watson, Londra, eseguiva esposizioni automatiche premendo un pulsante che sollevava lo specchio e faceva scattare l’otturatore a tendina tipo Thornton Pickard. Le velocità variavano tra un ventesimo ed un millesimo di secondo. R. & J. Beck costruirono nel febbraio 1880 il primo apparecchio fotografico reflex binoculare. Entrambi gli obiettivi erano collegati in modo da poter essere messi a fuoco simultaneamente. L’apparecchio era nel formato 1/4 di lettera, e salvo per l’otturatore cieco a rulli fissato sull’obiettivo da ripresa, non sembra differire per nulla dai moderni apparecchi reflex binoculari. Seguirono numerose altre marche. Il “Dividend” della Ross & Co. (1891) fu la più avanzata per quanto riguarda il progetto. Furono costruiti due modelli: uno per la pellicola in rotolo Eastman da 48 esposizioni e l’altro con una scatola amovibile contenente 12 lastre.



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