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Apparecchi fotografici per lastre al collodio.

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Apparecchi fotografici per lastre al collodio.

Mentre il lavoro del fotografo professionista per ritratti veniva considerevolmente semplificato dal procedimento al collodio di Archer (1851-c. 1880), che forniva un materiale sensibile molto più rapido, per il fotografo di paesaggi i vantaggi erano quasi annullati dalle numerose e ingombranti attrezzature che doveva portare con sé. Poiché le lastre dovevano essere esposte e sviluppate mentre il collodio era ancora umido, il fotografo aveva bisogno, oltre all’apparecchio fotografico, al treppiede e a parecchi obiettivi, anche di un cesto pieno di flaconi contenenti prodotti chimici per il trattamento, la sensibilizzazione, lo sviluppo e il fissaggio dei negativi su vetro, di un buon quantitativo di lastre; di un certo numero di bilance, pesi, bacinelle, misurini di vetro e imbuti; di un secchio per raccogliere l’acqua di lavaggio (e dove era probabile non trovarne, anche dell’acqua!) e soprattutto, di una tenda oscura portatile in cui eseguire tutte le manipolazioni chimiche. Molti fotografi ingaggiavano di conseguenza un portatore o spingevano una carriola o un piccolo carrello contenente l’attrezzatura. I più fortunati potevano permettersi una carrozza, che in alcuni casi serviva solo per portare il fotografo e le sue apparecchiature sul posto e in altri era attrezzata come camera oscura mobile. Roger Fenton si portò alla guerra di Crimea un carro da cavalli che gli serviva da camera oscura, e come abitazione.

L’artista. Marcus Sparling, seduto sul carro fotografico di Roger Fenton.

Per eliminare la necessità della tenda oscura, William Brown modificò nel 1851 un apparecchio fotografico progettato da Frederick Scott Archer, adattandogli manicotti flosci di stoffa nera attraverso i quali l’operatore, introducendo le mani e la testa all’interno eseguiva la sensibilizzazione e lo sviluppo in una bacinella di gutta-perca. Durante l’esposizione, la bacinella veniva lasciata cadere in una camera staccabile sul fondo dell’apparecchio. La luce entrava attraverso un piccolo finestrino giallo ricavato nella parte superiore dell’apparecchio fotografico. Questo tipo di apparecchio fu modificato innumerevoli volte secondo i nuovi procedimenti ed è il padre degli apparecchi fotografici che talvolta si vedono ancora usare da vecchi fotografi nei luoghi di villeggiatura.

Apparecchio fotografico con manicotti laterali in stoffa -Frederick Scott Archer

Nell’apparecchio fotografico di Newton, introdotto l’anno seguente (1852), un comparto sotto l’apparecchio vero e proprio era diviso in quattro sezioni destinate al bagno di sensibilizzazione, alla soluzione di sviluppo, all’acqua di lavaggio e al bagno di fissaggio. La lastra colloizzata era fissata ad un’asta che si spostava mediante un sistema a cremagliera e pignone e si abbassava a turno in uno o l’altro di questi scomparti.

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Camera Newton & Co, Londra ca 1887

Nel suo brevetto del giugno 1851, Fox Talbot proponeva un apparecchio fotografico contenente una cellula o camera di vetro in cui i prodotti chimici dovevano venire introdotti attraverso un imbuto e eliminati dal fondo per mezzo di un rubinetto. L’idea sembrò così strana alla confraternita dei fotografi da venir considerata uno scherzo e l’apparecchio fotografico di Talbot non oltrepassò mai la fase di progetto.



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