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Apparecchi fotografici a pellicola del XX secolo

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Apparecchi fotografici a pellicola del XX secolo

Il crescente volume di produzione di pellicola 35 mm per l’industria cinematografica ne rese l’uso economico anche per la fotografia. Già all’inizio del XX secolo comparvero alcuni apparecchi fotografici che impiegavano questo tipo di materiale sensibile.

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Levy-Roth Berlin Minnigraph,1914, formato 18x24mm, precursore della Leica, obiettivo 3.5/54 mm Steinheil Triplet Anastigmat

Si citano il Minnigraph realizzato da Levy-Roth di Berlino, che riprendeva 50 immagini 18 x 24 mm su pellicole 35 mm, ed un apparecchio fotografico americano progettato e costruito da George P. Smith del Missouri, nel 1912. Quest’ultimo eseguiva fotogrammi di 25 x 38 mm su pellicola cinematografica perforata.
Nel 1914 Oskar Barnack, un progettista di microscopi dipendente dalla Leitz di Wetzlar, Germania, costruì il prototipo della Leica. Si trattava all’inizio di un apparecchio esclusivamente per uso personale, allo scopo di eseguire esposizioni di prova su pellicola di piccolo formato del tipo di quella che usava in un apparecchio cinematografico di sua costruzione.

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Leica Oskar Barnack Leitz Camera, 1924


Di questo apparecchio, nel 1924, Leitz mise in produzione una forma sofisticata. La Leica del 1924 aveva un otturatore a tendina, che veniva automaticamente armato dal dispositivo di avanzamento della pellicola, ed usava spezzoni di pellicola 35 mm lunghi 1,50 m contenuti in caricatori per facilitarne l’inserimento in macchina in luce diurna. I modelli successivi comprendevano un telemetro accoppiato perla messa a fuoco di precisione e obiettivi intercambiabili. L’obiettivo standard era un Elmar da 5 cm f/3.5, particolarmente studiato per lo scopo dal Prof. Dr. Berek.
In effetti, il potere risolutivo dell’Elmar era di gran lunga superiore al potere risolvente delle pellicole dell’epoca e per molti anni la grana dell’emulsione rimase un serio problema per tutti coloro che usavano apparecchi fotografici tipo miniatura.
L’importanza della Leica risiede nel fatto di aver trasformato l’apparecchio fotografico miniatura in uno strumento di precisione. Con essa è iniziata l’era della “miniatura”. definita formato 35 mm (o, appunto, formato Leica), quantunque per parecchi anni i fotografi professionisti e gli amatori evoluti l’abbiano considerata poco più di un giocattolo.
Subito dopo seguirono altri apparecchi dello stesso genere. I miglioramenti nelle pellicole 35 mm e nei rivelatori a grana fine portarono la qualità degli ingrandimenti ottenuti da questi negativi alla pari con quelli dei formati maggiori. Inoltre alcuni fabbricanti di apparecchiature di precisione. a partire dalla Leitz svilupparono linee esclusive di accessori e di apparecchiature supplementari per adattare l’apparecchio ad ogni applicazione concepibile, dalla fotografia scientifica a quella amatoriale. 

La continua ricerca dei vari inventori, nel corso degli anni, portò ad una vasta disponibilità di pellicole di vario genere, che a sua volta contribuì ad ampliare il commercio di svariati modelli di apparecchi fotografici:

FOTOCAMERE A MIRINO DEL XX SECOLO

Erano le macchine più semplici, un gradino più su delle vecchie macchine a cassetta. Il soggetto veniva inquadrato attraverso un piccolo sistema ottico distinto dall’obiettivo, così da non vedere mai esattamente quello che si fotografava: di solito questo errore (di parallasse) poteva essere compensato mediante linee ausiliarie nel mirino. Usavano generalmente pellicole formato 110 (Pocket), 126 (Instamatic) o 135 (Leica).

Pro:  erano quasi tutte leggere, tascabili e poco costose. Facili da usare, perché i comandi erano ridotti a quelli essenziali e resi più semplici da simboli.

Contro: non erano adatte a fotografare soggetti in movimento o a breve distanza; non potevano essere utilizzate in condizioni di luce scarsa (a meno di usare il flash). Gli obiettivi non erano mai intercambiabili: alcuni modelli sofisticati e costosi avevano però lenti supplementari incorporate (Agfamatic 4008 tele, Kodak tele Ektra 32, Minolta 460 T) od obiettivo zoom (Fujica zoom 350). Le macchine più economiche erano a fuoco fisso, oppure, se la messa a fuoco era regolabile, la distanza veniva indicata con simboli. Con le macchine a fuoco fisso non era possibile la messa a fuoco selettiva.

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Pocket Fujica 350 Zoom è una fotocamera degli anni 1970 per film a cartuccia 110. È dotata di un obiettivo zoom di messa a fuoco e impostazioni di esposizione per “soleggiato”, “parzialmente nuvoloso” e “nuvoloso”.

 

FOTOCAMERE A TELEMETRO DEL XX SECOLO

Erano macchine a mirino di costruzione più sofisticata, sovente con esposimetro incorporato, o ad esposizione automatica. Un telemetro è un dispositivo che misura la distanza esistente dal punto dell’osservatore (fotografo) fino al punto del soggetto da fotografare, in un processo chiamato intervallo. Il telemetro consente un’accurata messa a fuoco con il fine di ottenere foto nitide. Le fotocamere erano generalmente dotate di obiettivi molto luminosi (f 2,8) e avevano maggiori possibilità rispetto alle più semplici fotocamere a mirino. I formati di pellicola più usati erano 110, 126, 135 e 120 (6 x 6 o 6 x 9 cm).

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N°3 Autographic Kodak Special, 1916

Una delle prime fotocamere con un telemetro fu la N°3 Autographic Kodak Special Model B, costruita dalla Kodak nel 1916, e consisteva in una fotocamera folding rollfilm con un rudimentale telemetro sottostante la piastra porta obiettivo.

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Contax I, 1932

Nel 1932 nasce la Contax I, progettata fra gli altri dal direttore tecnico della Zeiss Ikon, il dottor Heinz Kuppelbender, inventore del telemetro e dell’innesto a baionetta. Da allora diverse fotocamere, professionali e non, hanno utilizzato questo sistema per la messa a fuoco.

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Nikon S3-2000 Millennium,1958

Nel 1958 i modelli Nikon S con telemetro erano già ampiamente diffusi offrendo una scelta di oltre trenta obiettivi da 25 mm a 350 mm e con un obiettivo standard da 50 mm che aveva un’apertura di diaframma f/1; si trattava di una luminosità eccezionale, mai vista prima.

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Ferrania Condor I, 1947

Fra le italiane, ricordiamo la Ferrania Condor. Questa fotocamera simile alla Leica, è stata prodotta dal 1947 a Firenze, poi a Milano. È stato concepita dalle storiche Officine Galileo, produttore di ottica e dalla mitica Ferrania, che recentemente è ritornata a produrre pellicole . Dotata di obiettivo fisso Eliog 3,5 / 5 cm. Il suo scatto consente un 1/500 di secondo. Monta un telemetro accoppiato e separato dal mirino dell’inquadratura. 

Pro: erano abbastanza facili da usare e avevano un’ampia gamma di tempi di otturazione, adatti alle più diverse condizioni di luce. La maggior parte usava la pellicola da 35 mm che offriva la più ampia scelta di tipi in bianco/nero e a colori.

Contro: soltanto pochi modelli  avevano obiettivi intercambiabili (Leica, Fed, Zorki); l’immagine nel mirino, pur essendo luminosa, era piccola, non sempre facile da mettere a fuoco e dà errore di parallasse.

Oggi il telemetro manuale è stato sostituito da un sistema elettronico sensibile che, una volta premuto l’otturatore, è in grado di misurare la distanza e di regolare la messa a fuoco dell’obiettivo.

Inoltre la funzionalità della Live View favorisce la visualizzazione dell’immagine tramite lo schermo elettronico posteriore, presente ormai nella totalità delle fotocamere digitali, utilizzandolo come fosse il mirino e dando la possibilità di valutare da subito la messa a fuoco e la chiusura del diaframma. Solitamente questi sistemi di messa a fuoco sono adatti per la maggior parte dei soggetti, ma tuttavia molti professionisti preferiscono affidare al loro occhio esperto la messa a fuoco attraverso il mirino. Le fotocamere a telemetro sono stati i dispositivi che hanno dato la possibilità di creare immagini esteticamente belle senza richiedere doti professionali all’utente, e anche per questo motivo hanno contribuito a diffondere la pratica fotografica come consumo di massa. È anche grazie a questa speciale innovazione se noi oggi apprezziamo e amiamo fare fotografie.

REFLEX MONOBIETTIVO DEL XX SECOLO

La produzione della prima fotocamera reflex 35 mm monobiettivo in cui lo specchio si sollevava al momento dello scatto, inizia nel 1936. Le fotocamere che si contendono il primato storico sono due: la russa Cnopm (Sport) e la tedesca Kine Exacta.

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Cnopm Sport, 1936 – AO Gelgar – Russia

 

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Kine-Exakta, 1936 – Ihagee – Germany

L’immagine si osservava dall’alto ed aveva i lati invertiti, perchè ancora mancava il pentaprisma, ma il primo passo verso l’era delle fotocamere reflex era iniziata. La prima reflex monobiettivo con un dispositivo a specchi di Porro che raddrizzava l’immagine come il pentaprisma, è stata la Gamma Duflex, progettata dall’ungherese Jenő Dulovits, i cui studi erano iniziati nel 1943.

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Gamma Duflex, 1944 – Jenő Dulovits – Hungary

Il pentaprisma, anche se era già stato brevettato nell’Ottocento, fu introdotto per la prima volta dalla rivoluzionaria, per l’epoca, Rectaflex. La prima reflex a pentaprisma brevettata in Italia da Telemaco Corsi, che la presentò al pubblico nel 1947 alla Fiera di Milano. La Rectaflex, fu una fotocamera avveneristica, dotata di una meccanica precisa e affidabile e di un’estrema adattabilità d’uso, con un ampio corredo ottico di qualità fornito dalla Angénieux di Parigi, dalla Zeiss, dalla Galileo oltre che da Voitglànder: la gamma delle lunghezze focali andava da 28 mm a 400 mm con attacco a baionetta.

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Rectaflex, 1948 – Italy

La Rectaflex monobiettivo 35mm, ha suscitato interesse in tutto il mondo e può essere considerata la prima reflex autentica del XX secolo. Purtroppo ha avuto una vita breve: dal 1948 al 1959; la cattiva gestione economica aziendale ne causò il fallimento. Nel 1949 furono introdotte nel mercato delle fotocamere reflex la Contax S prodotta dalla Carl Zeiss della Germania dell’Est e, l’Alpa Prisma-Reflex prodotta dalla Pignons SA di Basilea, Svizzera.

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Contax S, 1949

 

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Alpa Prisma Reflex, 1949 – Pignons-Svizzera.

Negli anni 50 il susseguirsi della ricerca in campo fotografico portò significativi e numerosi cambiamenti alle fotocamere reflex. Nel 1952 l’azienda russa Zenit iniziò la produzione di una lunga e fortunata serie di reflex, eseguendo delle modifiche alla fotocamera a telemetro Zorki: sostituendo con un pentaprisma e con un vetro smerigliato la parte superiore del corpo macchina, inoltre aggiungendo uno specchio regolato da un sistema di pulegge, e impiegando l’attacco a vite dell’obiettivo per spazio allo stesso specchio.

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Zenit KMZ 1, 1952

Nel 1957 l’azienda giapponese Asahi Optical Co., realizzò la sua prima fotocamera con pentaprisma incorporato: Asahi Pentax AP. Anche se in realtà, nel 1956 era stato introdotto dalla Miranda con il modello T.

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Asahi Pentax AP, 1957

 

Nel 1959, viene prodotta la Nikon F dove vi si poteva applicare un mirino Photomic dotato di un esposimetro incorporato: si è subito affermata come il primo sistema fotografico professionale, caratterizzato da ottiche e mirini intercambiabili. Inoltre la Nikon fu la prima azienda a progettare il motore rivoluzionario, che permetteva all’utente di scattare quattro fotogrammi al secondo. L’ampia scelta di ottiche consentiva all’utente di avere una fotocamera adatta a tutte l’esigenze, sia professionale che amatoriale, che spaziava dal reportage al ritratto fino alla macrofotografia.

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Nikon F, 1959

La Nikon è stata la prima reflex ad essere dotata di un opzionale motore elettrico per il trascinamento della pellicola. Il suo enorme successo commerciale, uguagliato solo da pochissime altre fotocamere, arriva fino ai giorni nostri. La Nikon F fu il modello, più di qualsiasi altro, che rese il nome “Nikon” familiare ai fotografi di ogni livello di tutto il mondo.

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Topcorn R,E 1957 – Japan

Nel 1960 la Topcon RE super introdusse la prima lettura esposimetrica sul piano della pellicola attraverso una misurazione TTL. Sempre nel 1960 la Pentax presentò la prima reflex a pentaprisma con esposimetro CdS al solfuro di cadmio incorporato con la lettura TTL, modello che fu messo in produzione nel 1964.

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Asahi Pentax Spotmatic, 1960 – Japan

Nel 1965 la Leica nel produsse la prima reflex a pentaprisma con esposimetro esterno e velocità di otturazione di 1/2000 s.

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Leicaflex, 1965 – Leica – Germany

Nel 1968 la Konica Autoreflex T fu la prima reflex automatica a priorità di tempi: veniva scelto il tempo e la macchina impostava automaticamente il diaframma.

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Konica Autoreflex T, 1968 – Japan

Nel 1971 la Asahi Pentax presentò la fotocamera Pentax ES con otturatore elettronico e priorità di diaframmi.

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Asahi Pentax ES, 1971 – Japan

Sempre nel 1971, Canon e Nikon introdussero i loro nuovi sistemi fotografici basati su una reflex: rispettivamente la Canon F1, con motore per sequenze velocissime, e la Nikon F2.

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Canon F1, 1971 – Japan
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NikonF2, 1971 – Japan

Le fotocamere SRL in costante evoluzione tecnica, sono state le più usate, sia dai professionisti sia dai dilettanti evoluti, in quanto presentavano una serie di funzioni che rendevano il risultato finale eccellente in termini di qualità, oltre a lasciare la libertà di scelta e la creatività del fotografo.

Pro: queste macchine disponevano di una vastissima gamma di obiettivi e accessori, che le rendono adatte a quasi tutti i lavori fotografici. L’otturatore a tendina sul piano focale facilitava la sostituzione dell’obiettivo anche a macchina carica. L’esposimetro era incorporato in tutte le macchine, misurava la luce che passava attraverso l’obiettivo e dava quindi indicazioni più precise che non gli esposimetri delle altre fotocamere.

Contro: come tutte le macchine con otturatore a tendina (Leica compresa) non consentivano l’uso del lampo elettronico con tempi di otturazione brevi (generalmente il tempo minimo era 1/60, in pochi casi 1/125). Erano un po’ più pesanti e ingombranti delle macchine a telemetro e normalmente erano più costose. Erano anche più complicate, specialmente alcuni modelli professionali, e richiedevono una buona tecnica per sfruttarne tutte le possibilità.

Lo sviluppo della fotocamere dal 1960 fino al 2000 ha subito un cambiamento che in parallelo ha seguito due linee strategiche: una di tipo tecnologico e una di tipo commerciale. La fusione e accorpamento tra aziende di vario livello ha portato alla creazione di vere e proprie multinazionali. Il forte sviluppo della tecnologia avvenuto negli anni 60 con la relativa introduzione dell’elettronica, ha reso la fotografia sempre più alla portata di tutti, soprattutto per il contenimento dei costi che questa ha comportato. A partire dagli anni 90 fino al 2000 diverse multinazionali dell’elettronica hanno invaso il mercato delle fotocamere. Aziende come Panasonic, Lumix, Sony e la coreana Samsung (sono solo alcuni dei marchi più presenti nel mercato fotografico), hanno tolto tutto quello che di meccanico esisteva in una fotocamera a favore dell’elettronica, dando spazio alla miniaturizzazione delle fotocamere anche per uso professionale. Queste due spinte (la commerciale e la tecnologica), in modo congiunto, hanno portato a far sì che la fotografia basata sulla pellicola sia morta a tutto vantaggio della tecnologia digitale.  Quindi insieme alle aziende classiche produttrici di fotocamere e a quelle di elettronica si sono affacciate in questo immenso mercato le aziende tipo la Nokia o la Apple che con i videofonini hanno veramente divulgato la fotografia a tutti i livelli facendo nascere nuove mode fotografiche: selfie. 

FOTOCAMERE DI MEDIO FORMATO

Il termine di medio formato si riferisce alle apparecchiature fotografiche professionali che utilizzano pellicole (120 o 220) superiori a 24mm x 36 mm (full-frame) utilizzate nelle fotocamere per 35mm. Alcune macchine davano fotogrammi di formato 4,5 x 6 – 6 x 6 e 6 x 7, quelle che davano fotogrammi rettangolari potevano essere usate facilmente in verticale solo se possedevano il pentaprisma: avevano tutte il mirino intercambiabile (a pozzetto, a pentaprisma), ma anche il dorso era intercambiabile e dava la possibilità di usare pellicole di diverso formato, anche a sviluppo istantaneo.

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Mamiya 645 Super e le sue possibili configurazioni 1– Corpo macchina; 2– Lenti; 3– schermi di messa a fuoco; 4– Azionamento elettrico; 5– manovella di avvolgimento; 6– Cercatore di prisma misurato; 7– Cercatore di prismi; 8– Cercatore di livello vita; 9– 120 porta-pellicola di rotolo caricata con una pellicola X; 10-Porta pellicola da 10 a 120 caricato con pellicola Y; 11– 220 portarotoli, portarotolo da 35 mm, portarotolo Polaroid land pack, dorso digitale (solo per modelli più recenti), ecc .; 12– Adattatore per rilascio cavo

Dal 2013 gli apparecchi fotografici di medio formato a pellicola sono stati convertiti in fotocamere digitali, grazie alla disponibilità di avere sensori digitali della grandezza di 40,3mm x 53,7 mm, incorporati nel dorso che prima ospitava la stessa pellicola.

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Hasselblad 503

Questi dorsi digitali per le fotocamere a pellicola sono molto costosi, dai 5000 € in su, e sono progettati per essere montati su fotocamere di medio e grande formato utilizzate nel settore professionale. La qualità delle immagini prodotti con apparecchi di medio formato risulta elevata in termini di risoluzione, grazie alla dimensione della pellicola o del sensore, oltre alla possibilità di ottenere ingrandimenti dettagliati senza grana e sfocature.

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Mamiya RB 67, 1970 – Japan

 

Pro: negativo o sensore di maggior formato, che consente, di ottenere forti ingrandimenti molto più dettagliati. Accessori per tutte le esigenze della fotografia professionale.

Contro: peso, ingombro e costo molto notevoli; scarsa maneggevolezza per cui spesso è necessario usare il cavalletto. Obiettivi e accessori pesanti, ingombranti e costosissimi.

FOTOCAMERE DI GRANDE FORMATO DEL XX SECOLO

Gli apparecchi per il grande formato conservano, ancora oggi, tutte le caratteristiche delle prime fotocamere d’inizio 1900, uno stile antico ma di alta qualità, che non sono state soggette a mode, la loro evoluzione tecnica è lentissima. Le fotocamere per grande formato sono composte da due corpi, dette standarta, uno anteriore e uno posteriore collegate tra loro da un soffietto.

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Esistono due tipi di fotocamera: uno più leggero, meno ingombrante e portatitile detto appunto folding, ed un altro tipo più grande, difficilmente trasportabile perchè pesante, da studio detto banco ottico.

Le fotocamere di grande formato utilizzano pellicole piane, negativi o invertibili di diverse misure: 6cm x 9cm – 10,16cm x 12,7cm – 13cm x 18cm – 20cm x 25cm. Con adattori specifici si possono utilizzare pellicole a rullo 120 o 220 di medio formato o a sviluppo istantaneo. L’uso delle fotocamere di grande formato non è limitato al solo utilizzo delle pellicole, ma può essere adeguato alla fotografia digitale tramite la disponibilità di grandi dorsi digitali idonei. che possono renderle super tecnologiche.

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Linhof M679i, 1996-Germany

Pro: negativo di maggior formato, che consente di ottenereforti ingrandimenti molto più dettagliati. Accessori per tutte le esigenze della fotografia professionale.

Contro: peso, ingombro e costo elevato; scarsa maneggevolezza per cui spesso è necessario usare il treppiede. Obiettivi e accessori pesanti, ingombranti e costosi.

FOTOCAMERA REFLEX BIOTTICA DEL XX SECOLO

Questo tipo di macchina risale al 1881, Academy prodotta  da Marion & Co.- Londra, anche se le prime a larga diffusione furono le Rolleiflex, leggendarie per robustezza, precisione e durata.

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Academy,1881-Marion & Co-England

È dotata di due obiettivi sovrapposti che hanno lo stesso campo visivo e sono interconnessi da una trasmissione ad ingranaggi che fornisce una messa a fuoco sincronizzata.

L’immagine ripresa dall’obiettivo superiore viene riflessa verso l’alto da uno specchio fisso con angolo di 45° e proiettata su un vetro smerigliato che serve da schermo (mirino) per l’inquadratura e la messa a fuoco; l’obiettivo inferiore ha diaframma e otturatore e serve a impressionare la pellicola di formato 120.

Pro: il grande schermo smerigliato facilita l’inquadratura e, con l’aiuto di una lente incorporata, una messa a fuoco di precisione. Sono senza vibrazioni; l’otturatore centrale consente l’uso del flash con tutti i tempi.

Contro: l’immagine nel mirino ha i lati invertiti, per cui è difficile seguire soggetti in movimento. L’errore di parallasse è assai notevole. Non si può controllare la profondità di campo, perché l’obiettivo del mirino è senza diaframma. Soltanto la Mamiya C 330 (e i modelli precedenti non più costruiti) ha l’ottica intercambiabile.

MACCHINE A SVILUPPO IMMEDIATO DEL XX SECOLO

Il primo brevetto per una fotocamera, adatto per la fotografia istantanea, fu depositato nel 1923 da Samuel Shlafrok. Il progetto prevedeva una fotocamera con annesso un mini laboratorio fotografico portatile, che riduceva il tempo necessario per ottenere il negativo. La realizzazione del progetto di Samuel Shlafrok è stata avviata dalla tedesca Agfa alla fine del 1930, ma l’inizio della produzione di fotocamere a sviluppo instantaneo di massa è avvenuta nel novembre del 1948 dalla Polaroid con la presentazione della fotocamera Polaroid Land 95.

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Polaroid Land Camera Model 95, 1948

Il brevetto per il foto processo instantaneo di immagini è stato registrato dal fondatore statunitense della società Edwin Land nel 1947. Nell’Unione Sovietica sono state progettate e messe in produzione fotocamere a sviluppo instantaneo: Moment Camera Torque (1952-1954) e Photon (1969-1976). Ma sono state prodotte in quantità estremamente ridotte.

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In Unione Sovietica il processo di fotografia instantanea è stato ampiamente applicato per l’elaborazione nel settore tecnologico e per la ricerca scientifica.

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SX 70 Polaroid Land Camera, 1972

Le fotocamere a sviluppo instantaneo più popolari e diffuse nel mondo erano prodotte dalla Polaroid Corporation, che non aveva nessuna concorrenza nel settore. Quindi produceva un ampia gamma di fotocamere, dai modelli semplicissimi, a fuoco fisso, a quelli con messa a fuoco a simboli, a quelli più complessi, dotati di telemetro e otturatore elettronico e perfino con messa a fuoco automatica a ultrasuoni ed esposizione completamente automatica tipo la Polaroid 5000 Sonar.

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Polaroid 5000 Sonar Autofocus, 1979

In futuro, il nome della società Polaroid, che possedeva quasi il monopolio sulla produzione di pellicola fotografica istantanea, è diventato sinonimo di fotografia istantanea.

Pro: si può vedere immediatamente la foto.

Contro: Le pellicole sono molto costose rispetto a quelle normali, pur tenendo conto che si evita la spesa del trattamento.



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