Categories
BlogPionieriStoria Fotografia

Antoine Claudet : il primo fotografo professionista inglese


Antoine Francois Jean Claudet (1797-1867), è stato il primo fotografo professionista inglese, il primo ad intuire in Inghilterra le possibilità commerciali del dagherrotipo. Antoine Claudet, che era nato a Lione, si era trasferito a Londra nel 1829; importava e commerciava lastre e cilindri di vetro e paralumi a cupola, pure di vetro, in stile vittoriano.

antoine claudet -storia della fotografia
Antoine Claudet

Nel 1839 la sua attenzione fu attratta dal dagherrotipo e dalla battaglia legale scatenatasi in Inghilterra per lo sfruttamento di quell’invenzione. Andò allora a Parigi e, trattandolo direttamente con l’inventore, ne acquistò la licenza per l’Inghilterra al prezzo di 200 sterline, somma molto ragguardevole per quell’epoca. Claudet diventò così agente esclusivo per la vendita dei dagherrotipi e dei paesaggi eseguiti in Francia, ma già nel luglio del 1840 il suo catalogo comprendeva le prime vedute di Londra, definite “ritratti della natura”, dei nudi (figure di modelli viventi) e oggetti microscopici enormemente ingranditi. Presto Claudet si rese contoche, se se avesse potuto fare ritratti, il suo negozio avrebbe aumentato la clientela e cercò di trovare il modo di ridurre il tempo di esposizione. Nell’estate del 1840, spronato dalla rivalità con Richard Beard, fece i rpimi esperimenti per aumentare la sensibilità del procedimento di Daguerre. Intanto Beard, che aveva acquistato i diritti di un apparecchio americano ed era riuscito a ridurre il tempo di esposizione di quel tanto sufficiente a poter fare agevolmente dei ritratti, nel marzo del 1841 aprì uno studio riscuotendo un notevole successo. Due soli mesi più tardi, utilizzando vapori di cloro e di iodio, Claudet riuscì a ridurre i tempi di posa a valori compresi tra 10 secondi e 2 minuti e forte di questa scoperta aprì anche egli uno studio.

antoine cludet-storia della fotografia

Beard reagì però prontamente e ricorse all’Alta corte di giustizia perchè, nel frattempo, anch’egli aveva acquistato la licenza per il dagherrotipo e ne pretendeva l’esclusiva per tutta la Gran Bretagna. Beard esigeva che la licenza per il dagherrotipo fosse ritirata a Claudet poichè affermava che, avendola acquistata in data successiva, quella di Claudet doveva ritenersi decaduta. Disse anche alla Corte che, per convincere Claudet a rinunciare alla sua licenza, gli aveva offerto la somma di 200 sterline che questi aveva pagato a Daguerre per acquistarla, ma che Claudet aveva rifiutato affermando che non era tenuto ad accettare. Il giudizio della Corte fu favorevole a Claudet, che potè continuare nella sua attività. Il dagherrotipo forniva un’immagine rovesciata e non c’era modo di evitare questo inconveniente, ma Claudet si sforzò di migliorare i dettagli, offrendo inoltre ai suoi clienti la possibilità di essere ritratti in una radura boscosa., tra i volumi di una biblioteca o davanti ad un palazzo imponente: ciò era possibile mediante fondali dipinti e con l’ uso sapiente dell’illuminazione artificiale. Questa idea rappresentò un successo, sia dal lato artistico sia da quello commerciale, e Claudet diventò presto il più quotato fotografo di Londra. Realizzò delle “istantanee” per l’Opera italiana, un vasto panorama di Londra per l’Illustrated London News e i primi stereo-dagherrotipi con effetto tridimensionale. Utilizzando un dispositivo ripetitore, ottenne dei “ritratti multipli” su lastre di forma allungata, che venivano successivamente tagliate. Nel 1842, solo tre anni dopo che Daguerre aveva reso pubblica la sua scoperta, Claudet inventò la luce rossa di sicurezza per la camera oscura e una macchina fotografica che permetteva di sviluppare il dagherrotipo nel suo interno. All’inizio del 1843 tornò a Parigi, discusse con Daguerre gli ultimi perfezionamenti del suo sistema e acquistò il nuovo obiettivo acromatico da Joseph Petzval e costruito da Voigtlander che era ben sedici volte più luminoso degli obiettivi che aveva usato fino allora. Grazie a questo obiettivo Claudet poté ridurre ancor più i tempi di posa e aumentare il formato dei suoi dagherrotipi fino a 30×40 cm. Dal 1845 collaborò con un miniaturista francese per realizzare dagherrotipi colorati a mano.

fenachitoscopio
Fenachitoscopio

Nel 1851 Claudet propose tra l’altro l’uso di una serie di fotografie per lo studio del movimento mediante il fenachistoscopio, un dispositivo inventato fal fisico belga Joseph Plateau (1801-1883) che era in grado di rendere l’illusione del moto sfruttando la breve persistenza delle immagini nella retina dell’occhio. Questa idea, che venne successivamente perfezionata e messa in pratica dall’inglese Eadweard J. Muybridge (1830-1904), può essere considerata la base della moderna cinematografia. Nel 1853 la regina Vittoria consacrò la fame di Claudet nominandolo fotografo ufficiale di Corte. La fama di Claudet come maggiore fotografo professionista d’Inghilterra non era tuttavia destinata a durare a lungo. Il dagherrotipo, già minacciato dal calotipo di Fox Talbot, ricevette il colpo di grazia dalla scoperta del processo al collodio umido. Inventato nel 1851 da Frederick Scott Archer, questo nuovo sistema, che utilizzava lastre di vestro, forniva risultati di qualità eccezionale e segnò l’inizio del declino del dagherrotipo. Grazie al processo al collodio umido diventarono di moda le più economiche “cartes de visite” ( piccoli ritratti che, essendo talvolta utilizzati come biglietto da visita, ne presero il nome). Per restare al apsso con i tempi, anche Claudet si mise a produrne: data la sua serietà professionale, come già aveva ottenuto risultati di notevolissimo livello artistico e qualitativo con i ritratti di dagherrotipia, anche con le cartes de visite riuscì a ottenere risultati di eccellente qualità finchè la morte lo colse nel 1867 in un incidente di omnibus.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedintumblr
youtubeinstagramflickr

Leave a Reply

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.