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Adolfo Porry-Pastorel

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Adolfo Porry-Pastorel (1888-1960) è stato un fotografo e artista italiano. Senza ombra di dubbio è considerato il padre del fotogiornalismo italiano e il precursore dei paparazzi. Nato a Vittorio Veneneto in provincia di Treviso in una numerosa e benestante famiglia anglo-francese, deve il suo cognome al nonno francese che si trasferì appena sposo in Italia nella seconda metà dell’Ottocento.
Il padre Gustavo era un ufficiale dei bersaglieri e per questo motivo soggetto a continui trasferimenti, infatti poco dopo la sua nascita la famiglia si trasferì a Roma.
Adolfo rimasto orfano di padre all’età di nove anni, ebbe come guida il suo padrino Ottorino Raimondi, all’epoca corrispondente da Roma per il Corriere delle Sera, che si prese cura di lui e dei suoi otto fratelli e madre.
Quando nel 1906 Ottorino Raimondi divenne direttore de Il Messaggero, assunse il giovane Adolfo (diciottenne), che nel pomeriggio dopo la scuola, con grande interesse partecipava al lavoro che si svolgeva al giornale rimanendo vicino a tipografi e cronisti, imparando avidamente le tecniche del giornalismo.
Seguiva sempre il suo padrino Ottorino Raimondi come un’ombra, prestando attenzione ai suoi consigli.

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A metà del 1908 Ottorino Raimondi passò a dirigere il giornale La Vita, e portò al suo seguito anche il giovane Adolfo che iniziò con grande entusiasmo il suo nuovo lavoro di cronista seguendo scrupolosamente le regole che lo stesso Ottorino Raimondi spesso raccomandava: “Ricordati, Porry, ogni situazione va fotografata prima con la mente. E tutte le immagini che avrai osservato, le dovrai tradurre in parole. Ne bastano poche, ma efficaci ed eloquenti”.
Un giorno, mentre Porry-Pastorel stava uscendo per andare ad effettuare un servizio di cronaca chiese a Ottorino Raimondi se non fosse stato meglio fotografare con una Kodak anziché con la mente in modo da dare ai lettori anche le immagini di ciò che si descriveva, almeno quelle degli avvenimenti più importanti. C’è da dire che fino ad allora i fatti più salienti di cronaca venivano illustrati da disegnatori.
Dopo qualche giorno Adolfo fu inviato in Germania, a spese del giornale, per intraprendere lo studio delle tecniche tipografiche della zincografia, per la riproduzione in rilievo su lastre di zinco o rame, di scritti, disegni e fotografie, in modo da ricavarne matrici per la stampa.

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1909 fotocamera Goerz

I suoi primi reportage vennero pubblicati sul quotidiano La Vita, corredando i propri articoli di cronaca con delle fotografie, che scattava di persona con la sua fotocamera.

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1909 Pubblicità della fotocamera Goerz

L’idea di Adolfo Porry-Pastorel si dimostrò veramente rivoluzionaria per il giornalismo italiano.
I suoi articoli ebbero un tale successo che l’allora direttore de il Giornale d’Italia, Alberto Bergamini, volle Porry-Pastorel nella sua squadra come fotoreporter a tutti i costi, offrendogli un contratto straordinario che gli consentiva anche di poter collaborare con altre testate giornalistiche, oltre ad allestire il primo laboratorio di fotoincisione del quotidiano.
Nello stesso anno, 1908, contestualmente al suo lavoro di fotogiornalista, a vent’anni Adolfo Porry-Pastorel aprì l’agenzia fotografica VEDO: Visioni Editoriali Diffuse Ovunque, con sede in via del Pozzetto 122 a Roma (in seguito trasferita in via di Pietra 87). Qui reclutava e istruiva i giovani fotoreporter dell’epoca che in seguito diventarono famosi, tra i quali ricordiamo Mario Tursi e Tazio Secchiaroli che definì Porry-Pastorel un “maestro”.

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1931 Roma Automezzi del Giornale d’Italia pronti a iniziare la diffusione del quotidiano

La vita lavorativa di Adolfo Porry-Pastorel si svolgeva parallelamente, sia al quotidiano La Vita che nel Il Giornale d’Italia, senza trascurare il lavoro della sua agenzia VEDO.
Per farsi pubblicità e ricevere notizie sensazionali in tempo reale, regalava alle donne uno specchietto da borsa dove nel retro c’era scritto: “Avvenimenti di cronaca, Telefonare subito. Porry-Pastorel fotografa ovunque tutto”, con indirizzo e numero di telefono. Invece ai maschi, in particolare a vigili e poliziotti, regalava un orologio da taschino dove nel quadrante c’era la scritta FOTOVEDOROMA con il numero di telefono. Quindi appena avveniva un incidente al vigile o poliziotto non restava che telefonare a Porry, che subito si precipitava sul luogo con la sua fotocamera Goerz. Infatti Il suo primo clamoroso servizio avvenne una notte del 1909: durante una rapina i coniugi Palmarini, custodi della Banca Bosio in piazza di Pietra vennero uccisi. Porry-Pastorel fu sul posto a scattare le fotografie dell’accaduto ancora prima dell’arrivo della polizia. I giornali in edicola alle sette del mattino pubblicavano già le foto raccapriccianti e la descrizione dell’evento.
Inizia così una carriera fulminante, che lo porterà a divenire il principale testimone della vita romana e nazionale dall’inizio del XX secolo sino al primo dopoguerra.
Autore degli scatti che immortalavano i divi e la borghesia dell’epoca, ma anche di foto divenute celebri e specchio del proprio tempo, cercando, però, sempre di unire al dovere di cronaca la ricerca di una certa perfezione formale.
Sono suoi i più famosi scatti fatti ai giovani soldati sporchi e affamati, immersi nel fango delle trincee della prima guerra mondiale (1917), inviate al giornale utilizzando piccioni viaggiatori che nascondevano tra le ali minuscoli zainetti che contenevano i negativi.
Un’altra testimonianza sono i ritratti dei personaggi in vista dell’epoca, dagli esponenti della ricca borghesia in ascesa ai primi divi del cinematografo, ma anche alcune immagini storiche della vita politica e della società degli anni 1920 con le fotografie di donne aviatrici, spazzine, automobiliste, gli scatti sui trasporti dell’epoca, gli appuntamenti di moda, qualche flash sulla cronaca nera.

1915 Arresto di Mussolini

Vanno ricordate le prime foto storiche come quelle dell’arresto di Mussolini nel 1915, o della conferenza di Versailles al termine della Prima Guerra Mondiale (1919), dell’adunata fascista all’Arenaccia e della Marcia su Roma del 1922. Tra i suoi reportage, anche quello dedicato al delitto Matteotti (1924).

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1922 Mussolini a Roma 31 ottobre

Diventato il “tormento” del Duce, che se lo ritrovava ovunque in qualsiasi evento, tanto che tra i due non correva buon sangue per via della foto scattata da Porry-Pastorel durante l’arresto dello stesso Mussolini nel 1915.

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1925 Mussolini alla battaglia del grano
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1925 Mussolini, la battaglia del grano

Porry-Pastorel fotografò Mussolini in scene pubbliche e private davvero inusuali, come la serie di foto in cui veniva fotografato durante la raccolta del grano (1925) o alle prese con le grandi parate, come nell’intimità della propria casa. Il suo stile non lo portò però a realizzare mai foto ufficiali, ma a riprendere il “dietro le quinte” e le situazioni più spontanee e imprevedibili.
Questo fotogiornalista con sottile e raffinata abilità costruì un’immagine tragicomica del regime e del suo folle condottiero.

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1930 Matrimonio reale
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1933 Roma Signorine a passeggio al Colosseo
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1933 Un balilla
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1934 Bambini
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1935 Maschere antigas
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1935 Roma, raccolta del ferro nel cortile di una scuola
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1936 Pontinia Mussolini trebbia il primo grano
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1937 Roma, Arco a forma di M in piazza Esedra per salutare il ritorno di Benito Mussolini dalla Germania
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1937 La piena del Tevere colpisce anche la via Salaria che appare completamente allagata
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1938 Scalinata
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1939 Verres Un altro arco a forma di M con i balilla e moschettieri
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1939-Bambini
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1939 Cogne Mussolini in visita alle miniere
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Noleggiatrice di seggiolini all’inizio dell’Anno Santo con l’apertura della Porta Santa nella Basilica di San Pietro
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1941 Il trio Lescano ai microfoni dell’Eiar
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1942 Un gruppo di feriti ascolta dalla radio le ultime notizie sul conflitto

Riuscì a stupire Mussolini e Hitler, nel corso della visita ufficiale di quest’ultimo in Italia, facendo loro trovare, all’arrivo nel porto di Napoli, un quotidiano recante già in prima pagina le foto scattate poche ore prima a bordo della nave che li ospitava, inviate al giornale utilizzando ancora una volta piccioni viaggiatori.
Durante l’occupazione tedesca, Porry Pastorel utilizzava ampiamente il proprio laboratorio per stampare documenti falsi in aiuto dei partigiani. Con l’uso di una Leica dal dorso modificato, in modo da poter cambiare più in fretta i rullini, e di un furgone trasformato in camera oscura viaggiante, era sempre pronto a recarsi ovunque per immortalare gli avvenimenti del giorno.

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Adolfo Porry-Pastorel con Vittorio De Sica

Negli anni Cinquanta Porry-Pastorel, dedicò la sua produzione anche al grande cinema, diventando il re dei paparazzi con la sua agenzia fotografica VEDO. Amato da registi e attori della Dolce Vita, fu proprio lui a suggerire a Luigi Comencini e a Vittorio De Sica la location per il set dei celebri film Pane amore e fantasia e Pane amore e gelosia il piccolo borgo della provincia romana di Castel San Pietro Romano, di cui sarà anche il sindaco fino alla sua scomparsa, avvenuta a Roma il 1º aprile 1960.
Adolfo Porry-Pastorel ha partecipato con le sue fotografie artistiche alla 46a Esposizione internazionale d’arte di Venezia.

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1948 Dattilografa vinta dalla calura estiva e dai rumori della strada

In cinquant’anni di vita lavorativa, sempre in primo piano Porry-Pastorel ha immortalato i momenti più salienti della vita e della storia italiana.
La sua attività è di particolare rilevanza ed interesse ai fini storici, in quanto si colloca in un periodo in cui rotocalchi e fotogiornalismo, nei primi decenni del Novecento, descrivono i mutamenti culturali, di costume, di stili di vita e di modi di comportamento degli italiani che vivevano un processo di costruzione di una identità collettiva nazionale.



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